Invoice financing Vs factoring tradizionale: quali differenze?

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Invoice financing

Invoice financing Vs factoring tradizionale: quali differenze?

Invoice financing e factoring appartengono a quella parte di finanza alternativa in grado di garantire flussi di cassa continui alle imprese tramite la cessione delle fatture non scadute. Vediamo insieme quali sono le principali differenze fra i due modelli di cessione dei crediti commerciali e perché l’invoice financing rappresenta lo strumento che meglio si adatta alle necessità delle PMI.

 

Il credit crunch e le risposte della finanza alternativa

Nell’ultimo decennio le imprese italiane hanno assistito ad una riduzione graduale, ma costante, dell’erogazione di finanziamenti da parte di banche e istituti finanziari.

La tendenza negativa di flussi alle aziende italiane ha caratterizzato il periodo 2011-2019 e, nello specifico, a giugno 2019 i prestiti bancari alle imprese non finanziarie hanno registrato un -6,4% sull’anno precedente, per un totale di 45 mld di crediti in meno in 12 mesi. [1]

Nel 2020 e in prospettiva, per le PMI italiane, l’accesso al credito attraverso i canali tradizionali rappresenta ancor più una chimera.

Ecco allora che la crescita preponderante del Fintech da un lato e l’evidente necessità, da parte delle imprese, di identificare canali alternativi di ottenimento della liquidità dall’altro hanno generato un’inevitabile e crescente interessamento del mondo imprese alle offerte che giungono dall’ecosistema della finanza alternativa.

In particolare sia invoice financing che factoring tradizionale sono in grado di garantire flussi di cassa continui alle imprese tramite la cessione delle fatture.

Tali modelli di cessione dei crediti commerciali però presentano significative differenze, a fronte delle quali l’invoice financing tramite piattaforme digitali, come vedremo, si rivela essere una soluzione decisamente più innovativa, flessibile, veloce ed efficiente.

 

Invoice financing e factoring tradizionale: quali differenze?

Il factoring rappresenta una forma di finanza alternativa indubbiamente consolidata: basti pensare che già nel periodo dal 2007 al 2013, secondo i dati raccolti da Assifact, le aziende italiane che hanno fatto ricorso al factoring sono aumentate del 25% e che dal 2014 al 2016 la crescita è stata costante.

Nel factoring un’azienda tendenzialmente cede interi pacchetti di crediti commerciali, presenti e futuri, ad una società finanziaria specializzata (factor), che li acquista direttamente e che ne assume anche l’incarico di gestione amministrativa.

Con il factoring, infatti, l’azienda cede un flusso almeno annuale di crediti verso determinati clienti al factor, che lo finanzia ricevendo come riconoscimento gli interessi oltre ad una commissione di gestione.

 

Nel factoring tradizionale:

  • il compratore è unico;
  • esiste un impegno predeterminato;
  • a livello di costi, sono previste commissioni fisse e variabili legate alla gestione amministrativa svolta, oltre al tasso d’interesse finanziario;
  • se effettuato con ricorso (pro-solvendo), come l’anticipo bancario, non elimina il rischio di insolvenza del debitore, che rimane infatti in capo all’azienda che resta titolare del credito;
  • se effettuato senza ricorso (pro-soluto) prevede un aumento significativo dei costi;
  • è prevista la segnalazione in Centrale Rischi, il che limita la successiva capacità contrattuale dell’impresa cedente.

Tra le soluzioni più innovative all’interno dell’ecosistema Fintech invece acquista sempre più successo, in Italia ed in Europa, l’invoice trading o invoice financing, che consiste nella monetizzazione dei crediti commerciali non ancora scaduti tramite piattaforme digitali che consentono la cessione degli stessi ad investitori professionali.

L’invoice financing nasce in UK, dove ha superato 1 miliardo di sterline scambiate, ma attira l’interesse di sempre più aziende in Italia e in Europa alla ricerca di canali alternativi veloci, digitali e flessibili con i quali smobilizzare il proprio credito per accedere a liquidità immediata.

 

Nell’invoice financing:

  • la cessione del credito avviene online su piattaforme web gestite da operatori fintech, che incassano le commissioni di mediazioni per il servizio, ma non gli interessi;
  • l’acquirente è un investitore professionale o istituzionale in competizione con altri investitori che gareggiano in asta;
  • la cessione dei crediti avviene in modo snello, semplice e completamente digitale;
  • l’impresa non deve sottostare ad alcun impegno predeterminato, potendo scegliere di cedere anche solo una singola fattura in base alle esigenze;
  • le operazioni di cessione non sono segnalate in Centrale Rischi;
  • tipicamente la cessione prevede un acconto del 90% nel giro di 48-72 h e il restante 10% al saldo della fattura al netto del tasso di sconto previsto. L’importo della commissione da pagare alla piattaforma varia tendenzialmente tra lo 0,4% e lo 0,9% a seconda della durata del credito.

Considerando che nell’invoice financing viene valutato principalmente il merito creditizio del debitore e non quello dell’azienda richiedente, esso rappresenta una reale soluzione al bisogno di liquidità anche per tutti quei soggetti a cui gli istituti bancari tradizionali negano credito aggiuntivo.

 

Invoice financing: lo strumento ideale per PMI in cerca di liquidità

In virtù delle sue caratteristiche l’invoice financing rappresenta indubbiamente lo strumento che meglio si adatta alle necessità delle molte PMI bisognose di liquidità, ma che sperimentano limitazioni nell’accesso al credito tradizionale nonostante la qualità del loro portafoglio clienti, in quanto:

  • flessibile, poiché offre la possibilità di cedere anche una singola fattura;
  • in grado di abbattere il rischio di mancato pagamento, grazie alla clausola pro-soluto con cui il rischio di insolvenza del cliente viene trasferito al cessionario;
  • in grado di facilitare la concessione di altri finanziamenti bancari, non incidendo sulla Centrale Rischi.
  • estremamente rapido: fornisce liquidità all’impresa nel giro di 48 ore;
  • trasparente, in quanto i costi sono pubblici ed effetto di una contrattazione tra venditore e compratore.

 

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[1] Si veda l'analisi dell’Osservatorio Credito Confesercenti su dati Banca d’Italia.

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