L’invoice trading come risposta alla prolungata riduzione del credito alle imprese

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Invoice trading

La risposta dell’invoice trading alla prolungata riduzione del credito alle imprese

Gli effetti positivi e negativi del credit-crunch sulle PMI: gli imprenditori imparino a gestire il capitale circolante

 

Le conseguenze della prolungata riduzione del credito alle imprese

Che, complice la recente crisi, le banche abbiano drasticamente ridotto l’erogazione di finanziamenti alle PMI italiane è ormai un dato di fatto.

Ma quali sono nella pratica le conseguenze di questa prolungata riduzione del credito alle imprese?

Ne abbiamo delineate tre, alcune positive, altre decisamente meno:

1) il credit crunch ha certamente indotto un fenomeno diffuso di sostituzione del debito con i capitali propri, immessi dall’esterno o trattenuti dall’autofinanziamento. Da anni, nei bilanci depositati si registra una costante riduzione dei rapporti debito/equity proprio sulle piccole e medie imprese. Questo movimento di riequilibrio è positivo e farà sentire i suoi effetti nel tempo;

2) la forte riduzione del credito bancario ha intaccato notevolmente il polmone di liquidità a cui gran parte delle imprese ricorrevano tipicamente, sia per esigenze di tesoreria temporanee, sia per finanziare squilibri economici e fiscali più strutturali. Questa riduzione non fa altro che rendere ancora più vulnerabili le imprese con scarsa liquidità, inducendole quelle più sane tra loro, a detenere liquidità in dosi spesso eccessive;

3) la minore flessibilità indotta dal calo del credito scarica il fabbisogno di capitale di funzionamento sempre più sulla gestione del capitale circolante. Per le grandi imprese è certamente più facile manovrare il capitale circolante e ottenere un significativo finanziamento semi-gratuito dai fornitori; questo principalmente in virtù della loro forza contrattuale nel dettare le condizioni e tempi di pagamento. Alle piccole e micro imprese, invece, che sono maggiormente esposte a tempi di incasso molto lunghi, non potendo governarne le logiche sottostanti, non resta che generare liquidità mediante il ricorso automatico al debito verso l’Erario.

Il problema attuale è che con l’arrivo dei sistemi di allerta del Codice della Crisi anche la soluzione di un ricorso eccessivo al debito fiscale tenderà a chiudersi e trasformarsi in un pericolo.

 

Un fenomeno diffuso in tutta Italia

Lo spunto per una lettura più accurata di diversi aspetti economici e finanziari ci è offerto dall’ultimo rapporto pubblicato dalla Banca d’Italia per le Economie Regionali.

La finestra sul credito, disaggregata per regione, consente ad esempio di apprezzare alcuni fenomeni di assoluta rilevanza:

- lo stock totale di credito alle imprese è sceso tra dicembre 2018 e giugno 2019 di altri 21 miliardi (da 759 miliardi a 737) pari al 2,8%;

- nel quadrilatero Piemonte-Lombardia-Veneto-Emilia Romagna -che insieme rappresenta il 56% del credito bancario erogato in Italia- il calo è stato di ben 12,7 miliardi e come evidenziato nel 1° grafico prosegue un trend evidenziato dal 2016;

- solamente in 4 regioni (Lazio, Friuli VG, Basilicata e Trentino) sono state registrate crescite del credito. In tutte le altre il calo percentuale sull’anno precedente è rilevante con punte negative in Liguria (-4,8%) e Umbria (-3,1%).

Ancora più significativa la differenza tra il totale delle imprese e il sotto-segmento delle piccole imprese (sotto i 20 addetti) dove si registrano trimestre dopo trimestre dei cali molto importanti.

La continuità delle serie storiche sembra ormai testimoniare in modo inequivocabile uno sganciamento del rapporto tra sistema bancario e micro-piccole imprese, con riduzioni percentuali che sono decisamente più marcate del calo di domanda del credito provocato dalla bassa crescita economica. Le riduzioni sono distribuite su tutto il territorio nazionale, ma i valori sono particolarmente pesanti in Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Marche e persino in Lombardia.

Le motivazioni di questo allontanamento del credito possono essere molteplici e in buona misura si originano dal trattamento di vigilanza dei rischi - reso più oneroso dalle ultime normative (IFRS9 e AQR) - che in sostanza rende il credito frammentato alle piccole imprese poco remunerativo anche applicando tassi più elevati.

Per cui, bassa redditività e alto costo del rischio, rappresentano le due facce della stessa medaglia.

 

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